


La Famiglia Tacoli Marchesi feudatari di San Possidonio ha portato una ventata di modernità ed imprenditorialità che ha coinvolto tutto il marchesato.
Tre sono stati i personaggi che, nel bene e nel male,
hanno segnato le sorti di questa terra.
Achille seniore Pietro seniore ( detto Tacolone)
1° Marchese di San Possidonio
Achille juniore 2° Marchee di San Possidonio
Inventore ed appassionato di scienze idrauliche ha favorito gli studi di Don Giuseppe Andreoli/prete carbonaro che diventerà uno dei Martiri del Risorgimento.
Con la morte di quest' ultimo i figli già ricoprenti importanti uffici presso il Duca di Modena si staccheranno da San possidonio per vivere in città.
Pietro juniore
sarà il Marchese che attraverso le "religiose premure" farà ottenere, nel 1806, alla Parrocchale di San Possidonio il famoso Crocifisso già appartenente alla Chiesa dei Cappuccini della Concordia s/S soppressa nel 1805, dal quale quest' anno ricorre il bicentenario del trasporto.
Breve storia dei Marchese
di San Possidonio
abili imprenditori del Settecento
Definizione del titolo di Marchese
La giurisdizione del Marchese si estendeva sulla “marca”, ovvero paese di confine,per cui la sua autorità,specialmente dal punto di vista militare,era superiore a quella della contea; infatti prima di coniare il titolo di Marchesi, questi territori erano destinati ai Conti, ai Duchi o ad altri Gran Signori, i quali avevano ai loro ordini un buon numero di armati per difendere i territori contenuti nella “marca”; furono perciò chiamati “Custodes limitum”,poi Marchiones ed infine Marchisii. Il titolo di Marchese è oggi puramente onorifico e gentilizio,è maggiore a quello di Conte e inferiore a quello di Duca.
La “RIVOLUZIONE” dei Tacoli
Quando , nel lontano mese di marzo del 1710, il nobile reggiano Achille Tacoli fu nominato Governatore Imperiale del Ducato della Mirandola, dopo che i Pico ne erano stati cacciati con l’accusa di “fellonia”, certamente nessuno poteva immaginare che la sua famiglia, nel corso del Settecento avrebbe inciso in modo determinante sulla vita economica e sociale di una vasta area della Bassa modenese, e in particolare del territorio di San Possidonio.
Achille Tacoli
ere infatti giunto a Mirandola con il titolo un pò pomposo di Governatore
Imperiale, ma in pratica era un uomo di fiducia del Duca di Modena Rinaldo I d’Este,
che in realtà aveva già acquistato dall’ Imperatore Carlo VI tutto il Ducato
Mirandolese. E il prudente Duca di Modena, prima dell’annuncio ufficiale da
parte del Sacro Romano Impero, aveva inviato alla Mirandola dapprima il Conte di
Castelbarco e in seguito Achille Tacoli , che fino a quel momento era un nobile
senza titoli precisi, pur essendo un uomo dalle idee molto chiare e dotato di un
notevole senso degli affari. Oggi diremmo che possedeva un grande intuito per il
businnes. Infatti va detto che Achille Tacoli già dal 1695 era stato un oculato
amministratore dei beni estensi nel Ferarese e aveva agito con grande
intelligenza ed eccellente scrupolo.avendo a cuore il suo lavoro e senza
depredare il suo augusto datore di lavoro.Poi aveva avuto l’accortezza di
sposare una certa Camilla Tassoni che era vedova con una figlia a carico,ma che
portava in dote 225.000 lire di Parma,sia in denaro che in proprietà .A quei
tempi era una somma di grande rilievo. Achille Tacoli si dimostra sempre leale
nei confronti del suo Duca e anche come Governatore dell’ex ducato della
Mirandola esegue con ordine e con scrupolo gli ordini del suo Duca. Il Ducato
della Mirandola,acquistato dagli Estensi di Modena Per la non rilevante somma di
175.000 doppie d’oro, comprendeva , come noto, i territori degli attuali comune
di Mirandola, Concordia e San Possidonio e il Tacoli, uomo assai sveglio, fece
presto a capire che i terreni migliori erano quelli di delle zone di San
Possidonio e Concordia (nelle parti più vicine al fiume secchia)alla prima
occasione non si lascia sfuggire l’occasione di acquistare qualche pezzo di
terreno fertile di quelle zone. Chi invece si innamorò davvero di San Possidonio
e dei suoi fertili terreni fu il figlio primogenito di Achille,Pietro Tacoli,il
quale,tanto per restare nella Bassa modenese,nel mese di agosto del 1723, sposa
Lucrezia Pietra della Mirandola. Questa nobile signora gli porta in dote 9.000
scudi d’oro e una possessione di 120 biolche di terreno a San Giovanni di
Concordia. Un motivo in più affinché Pietro Tacoli i affezioni alla Bassa
modenese, di cui intuisce le buone capacità potenziali. Perché il nostro Pietro
Tacoli era un abile uomo d’affari e soprattutto era uno che sapeva guardare
lontano. Sta di fatto che con i propri soldi e quelli della moglie si assicura
in primo luogo le benevolenze del Duca di Modena,che nel frattempo era diventato
Francesco III d’Este e da lui,sempre nel 1723 ottiene il titolo di Marchese e il
Feudo di San Possidonio. E così questo piccolo centro della Bassa diventa
illustre sede di un Marchesato. Inizia in questo periodo la così detta “età
dell’oro” per il piccolo centro di San Possidonio ,perché il nuovo Marchese
comincia a comprare tutti i terreni che gli capitano sotto mano, per cui il
valore del terreno agricolo cresce notevolmente,con un certo vantaggio per
tutti, ad eccezione di coloro che non possiedono nulla, Tuttavia Pietro Tacoli
offrì l’occasione di lavoro per tanta gente,e i suoi braccianti e i suoi operai
vengono pagati con puntualità. Ma Pietro Tacoli è uno che non sta mai fermo,la
filosofia illuminista gli apre qualche nuovo orizzonte e in breve tempo si rende
conto che possedere la terra è un grosso vantaggio,ma bisogna farla rendere di
più. Non basta fare i raccolti , bisogna saperli vendere . Insomma, riesce ad
introdurre nella mentalità degli abitanti di San Possidonio il concetto del
“valore aggiunto”. Per fare un esempio,Pietro Tacoli capisce che produrre
frumento può essere un attività redditizia ,ma produrre la farina rende ancora
di più. E così incrementa l’attività dei mulini. San Possidonio e da sempre un
territorio in cui la coltivazione dell’uva ha dato buoni frutti,ma produrre vino
rende di più e così le sue varie cantine mettono in commercio vino già
imbottigliato e poi,sia nell’attività dei campi che in quella molitoria e
vinicola,la mano d’opera in quei tempi ha un costo assai modesto e l’attento
Tacoli si rende conto che il lavoratore che opera per tutti i dodici mesi
dell’anno si appassiona maggiormente alla propria attività molto più del
lavoratore saltuario. Con lui la gente si appassiona al proprio lavoro stabile.
E allora Pietro Tacoli da vita a nuove idee, è una continua fucina di
iniziative,pur non trascurando di fare del bene alle famiglie più povere del
paese. Forse in queste sue frenetiche attività avrà anche sfruttato il lavoro
minorile e quello delle donne, ma ha offerto occasioni di lavoro ad un sacco di
gente, che gli si è sempre mostrata riconoscente. E’ chiaro che nessuno regalava
nulla, ma Pietro Tacoli, come sarà suo figlio Achille Tacoli jr. è un
imprenditore nel senso più moderno del termine. Ovviamente, come feudatario,
esercita con una certa autorità tutto il potere che la sua carica gli consente:
ad esempio, spetta a lui la giurisdizione di primo grado, nel senso che è lui
chi ha torto e chi ha ragione tra due contendenti, in altri termini una sorta di
giudice di pace; conferma il suo diritto a nominare il parroco del paese, in
accordo che l’autorità vescovile, ha diritto di licenza ma anche di veto sulla
caccia, sa rendere il paese di San Possidonio del tutto autonomo sia al livello
giuridico (infatti non si dipende più da Mirandola a livello giurisdizionale),
ha persino diritto di dare vita ad un mercato settimanale (infatti sceglierà la
giornata del martedì) e ad una fiera che si teneva ogni anno nel mese di
maggio, in occasione della festa del patrono San Possidonio. Ma tornando alla
nostra breve storia, nel 1724 Pietro Tacoli, rimane vedovo: la moglie Lucrezia
Pietra muore per un malanno improvviso e passa a miglior vita nel bel palazzo
che i Tacoli
hanno voluto costruire presso l’argine del fiume Secchia, al centro delle loro
proprietà e non lontano dai mulini sul fiume stesso. Ma gli affari sono affari e
dopo i rituali nove mesi di lutto Pietro Tavoli passa in seconde nozze,
rispondendosi con un’altra Lucrezia, però stavolta è Lucrezia Meli Lupi di
Soragna, di nobile famiglia parmigiana, che guarda caso, gli porte in dote oltre
100.000 lire di Parma. Ma la vita è breve per tutti e nel 1735 Pietro Tacoli
deve recarsi in Spagna, come ambasciatore del duca di Modena presso la corte
iberica. E qualche tempo dopo il 9 giugno 1738 Pietro Tacoli cessa di vivere a
Lisbona, in Portogallo, dove si era recato per compiti istituzionali. Lascia un
cospicuo patrimonio, per quei tempi, da oltre mezzo milione di lire, fra denaro
e beni immobili. Inevitabili le liti fra i figli di diverso letto, ma alla fine,
esattamente dopo dieci anni viene raggiunto un laborioso accordo: l’eredità
maggiore ed il titolo di Marchese spettano al figlio di primo letto Achille
Tacoli jr. che in breve dimostra di essere il più abile ed il più intraprendente
di tutti i Tacoli. I fratelli e gli altri familiari vengono accontentati con
notevoli somme di denaro, oltre a varie altre proprietà immobiliari. Ma quando
non manca il denaro, c’è n’è per tutti. In primo luogo il giovane Achille Tacoli
jr. intende gestire da solo tutto il suo immenso patrimonio, licenziando agenti
e fattori e a questo punto si può dire che tutto il territorio di San Possidonio
viene”investito”da una bufera di autentico stampo imprenditoriale,nel senso
che,seppur si fosse alla metà del Settecento, Achille Tacoli jr. si dimostra un
vero imprenditore, pur facendo, come vedremo, qualche inevitabile passo falso.
Oltre a seguire personalmente i lavori agricoli dei numerosi terreni di sua
proprietà, nel 1755 acquista dalla Comunità della Mirandola i diritti su un
nuovo mulino ad acqua sul fiume Secchia,lo modernizza e quindi macina
grano,granoturco,
orzo,segale e altri cereali per tutto il territorio della Bassa pianura
modenese. Poco dopo ne acquista un altro, in località Bondanello,nel
Mantovano,allargandoli suo concetto manageriale fin verso i territori dell’
Oltrepò Mantovano. Poi procede all’acquisto di quasi tutti i cosiddetti”prati di
San Martino”fra San Possidonio e Mirandola, allargando notevolmente la sua già
forte presenza nella produzione lattiera e casearia. Perchè intende essere lui
il protagonista della trasformazione del latte in formaggi. Poi, ormai giunto ad
una certa età (43 anni), Achille Tacoli trova anche il tempo per pensare al
matrimonio, si concede un attimo di sosta e ne approfitta per sposare Teresa
Castaldi, una gentile donzella figlia unica, per cui il nostro Tacoli porta a
casa una cospicua dote, in attesa di una ancora più corposa eredità. Poi,
attorno agli anni Sessanta del Settecento, Achille Tacoli jr. scopre che il
terreno argilloso vicino al fiume Secchia può essere trasformato in
eccellente ceramica e nasce subito l’idea della realizzazione di una fabbrica di
ceramica a San Possidonio. E infatti il Tacoli chiama attorno a sé un discreto
numero di esperti in questo delicato settore dell’arte ceramica ed inizia una
nuova interessante attività. Ma i produttori di ceramica della zona di Sassuolo
temono questa imprevista
concorrenza e dichiarano subito guerra ad Achille Tacoli, puntando soprattutto
sul fatto che da tempo i Duchi di Modena avevano concesso in esclusiva in
perpetuo l’esercizio dell’attività ceramica alle aziende produttrici di Sassuolo
e dintorni. Dopo lunghe polemiche e disperate sentenze di organi amministrativi
e giudiziari, la ceramica Tacoli di San Possidonio deve chiudere i battenti. Ad
Achille Tacoli dispiace soltanto licenziare alcuni tecnici che aveva fatto
giungere da Bologna e da Faenza e diversi operai della zona. Ma non si pensi che
il marchese Achille Tacoli jr. rinunci a fare l’industriale e l’imprenditore e
poco dopo nel 1770 apre un filatoio. Era noto a tutti che in quel tempo (seconda
metà del Settecento), la zona della Bassa modenese era una delle maggiori
produttrici italiane di bachi da seta, grazie anche all’abbondanza di piante di
gelso, e alla città di Mirandola che era al centro di un attivo mercato, rivolto
anche alle “esportazioni”. Già, perché in quel tempo l’Italia era divisa in
staterelli e per raggiungere la zona di Como, uno dei principali centri europei
nella produzione di seta erano necessari diversi “passaporti” o salvacondotti.
Come detto, Mirandola era l’epicentro di un attivo mercato e lo dimostra il
fatto che ancora oggi sotto il portico del Municipio della città dei Pico
esistono gli attacchi, per meglio dire i ganci, per le bilance che erano addette
alla pesatura dei bachi da seta. E ancora oggi in parecchie campagne, specie
nella zona di San Possidonio, si possono notare alberi di gelso,nutrimento
preferito dei voraci bachi da seta. Ma in quel periodo della seconda metà del
Settecento una strana e inconsueta malattia si abbattè sui bozzoli e le attività
di questa fabbrica ideata dal marchese Tacoli e specializzata nella produzione
di “calzette di seta” deve arrestarsi, anche se il Tacoli, in un primo tempo,
cercò di importare la materia prima dall’estero. Ma ci sembra giusto,
infine,ricordare che uno dei principali meriti di Achille Tacoli jr. fu quello
di avere convinto decina e decina di braccianti e di contadini di San Possidonio
a diventare artigiani ante litteram. Nel periodo invernale e negli altri mesi di
scarso lavoro agricolo,molti di essi furono indotti a produrre,nelle case e
nelle stalle,le famose posate con il manico in osso che fino al periodo che ha
preceduto la seconda guerra
mondiale erano l’orgoglio artigianale di San Possidonio. In parecchie famiglie del paese si conservano ancora queste posate
(specie forchette e coltelli di vario tipo) che oggi sono considerate come
preziosi oggetti di antiquariato. Sta di fatto che a conclusione di questa
nostra chiacchierata, possiamo dire che Achille Tacoli fu un personaggio di
incredibile attività e di mille idee imprenditoriali nemmeno l’arrivo delle
truppe francesi di Napoleone Bonaparte, nel 1796, interruppe del tutto la sua
frenetica attività, anche se il titolo feudale di marchese di San Possidonio
perse ogni valore giuridico. Achille Tacoli jr. passò a miglior
vita il 12 ottobre 1806, all’età di 82 anni, tutti spesi nel lavoro e nel
pensare a nuove idee decisamente innovative per i suoi tempi. E’ stato
giustamente detto che la scomparsa di Achille Tacoli segnò il repentino distacco
della famiglia Tacoli dalla Bassa modenese e da San Possidonio. I tre figli,
Pietro, Antonio e il sacerdote Alfonso non seguirono, a quanto risulta, le orme
paterne: si è sempre detto che per loro l’unico problema da affrontare era
quello di mantenere il loro alto tenore di vita e di non gettare via in fretta
la ricchezza che i loro antenati avevano accumulato. Resta il fatto che Achille
senior, Pietro e Achille junior Tacoli furono davvero gli antesignani di un
grande insolito progresso imprenditoriale manageriale. Come detto, furono forse
i primi nobili delle nostre terre ad intuire la validità di quello che noi oggi
chiamiamo il “valore aggiunto”. Erano già moderni nel cuore del Settecento.
M° Giuseppe Morselli